La casa gialla

La casa gialla
La casa gialla

La casa gialla non è sempre stata gialla.

Prima era bianca con i rifasci azzurri. Faceva molto stile mediterraneo, ma non apparteneva a questo luogo.

Prima ancora era di pietra ed aveva una terrazza che guardava all’alba.

Era la casa del contadino che si occupava del vigneto di Corinto nero che veniva coltivato per farne passolina. Uva passa. C’è ancora il fornetto che serviva per l’essiccazione degli acini. Uno dei pochi sull’Isola rimasto praticamente integro. Io l’ho trasformato in una vasca di piante grasse e poesia.

La vigna e la terrazza invece non ci sono più. Sono rimaste sepolte dalla modernità di una striscia di asfalto che doveva rendere più accessibili le aree agricole del sud dell’Isola e che invece le ha trasformate in esotiche zone residenziali per turisti residenti. Quelli che hanno la casa, ci vengono a giugno e a settembre, ad agosto la affittano e il resto dell’anno la dimenticano.

Anche la casa gialla, prima di essere gialla, approfittando della moderna comodità dell’asfalto ha ospitato i turisti stagionali per molti anni. Una piccola terrazza laterale affacciata sul giardino ormai inselvatichito li accoglieva per le loro cene estive. Il grande Olivo, genius loci anziano e saggio li proteggeva dal sole cocente dei pomeriggi agostani.

Poi è diventata casa. La nostra casa. Amata tutto l’anno.

Il giardino è stato di nuovo curato, arricchito, colorato. L’Olivo, che è più grande della casa stessa ne fa parte strettamente, accogliendo fra i suoi rami amache, poltrone, lanterne e le canne per stendere i panni. Anche la vigna ci ha sorpresi restituendoci un piede di vite, uno solo, che sembrava morto e che invece con la cura e con l’amore, con la luce e la buona terra grassa nutrita dal compost che ci facciamo in casa con gli scarti vegetali della cucina e del giardino stesso, ha ripreso vigore e ci regala ogni anno qualche bel grappolo dolce settembrino.

Lenzuola rosse

Ma alla nostra felicità mancava qualcosa.

Mancava di renderla nuovamente una casa rurale, una casa che appartiene a questo posto. Mancava il colore dello zolfo e della pietra di Monterosa. Mancava il fuoco. Mancava il contatto tra la terra e la casa.

Oggi tutto questo c’è. La casa gialla è gialla, luminosa, allegra e brillante. Ha una terrazza grande che è un tutt’uno col giardino e con l’Olivo. Una stanza all’aperto. Come un nido. La stanza dell’Olivo. Ma soprattutto la stanza del forno.

Abbiamo meditato a lungo e alla fine ci siamo decisi ad ampliare ulteriormente la famiglia facendoci costruire un forno a legna tradizionale in pietra. E appena è nato il forno, la sensazione che ci fosse sempre stato dominava su tutto. È una presenza forte, antica e saggia come l’Olivo e in più è anche bello. Come una scultura.

La casa gialla in Frogress
1. La casa gialla come disegnata da Giuseppe Lo Cascio nel libro “Sull’architettura delle Isole Eolie”
2. La casa gialla quando era bianca
3. Il forno della casa gialla che pare una scultura di Gaudì
4. La casa gialla in tutto il suo solare splendore

Passare l’estate tra questi due elementi, il forno e l’Olivo, seduti al tavolo a scrivere, lavorare, leggere, oziare carezzati dalla luce che vibra tra le foglie e dalla brezza che rende il caldo decisamente più sopportabile ci restituisce la dimensione spaziale, temporale, storica e poetica di questo Scoglio, che separatamente abbiamo scelto come rifugio e che fa da sfondo alla nostra vita insieme, ma che con il suo carico di bellezza e di energia è il vero protagonista della storia delle nostre vite.

in_Frogress

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