Cosa mi aspetto da un libro (con un elenco ragionato dei libri deludenti)

Libri e Isole
Libri e Isole

Ero in libreria a cercare ispirazione e una persona che voleva essere carina con me ha preso Il Piacere di D’Annunzio, e sventolandomelo davanti agli occhi mi ha detto:

“Dovresti leggere questo!”

Sono improvvisamente tornata indietro di 18  17 anni e mi sono ritrovata seduta al banco di scuola ad affrontare il tema di maturità “Il romanzo dell’Ottocento” scelto come traccia meno peggio tra quelle proposte, arrovellandomi per metà del tempo su come impostare lo svolgimento, ovvero: scrivere quello che la commissione vuole sentirsi dire oppure scrivere la scomoda verità e cioè – tra le altre cose – che Renzo e Lucia sono due inetti sfigati (e io avevo un debole per Don Rodrigo) e che D’Annunzio ha fatto fortuna solo perché era irregimentato? Naturalmente scelsi la seconda via e la pagai tutta poi, all’orale quando il prof di lettere mi chiese di argomentare meglio le mie lapidarie affermazioni.

Ne uscii distrutta, ma vincitrice. La mia tesi era sostanzialmente questa:

  1. I libri letti forzatamente per scuola lasciano nel lettore tracce diverse da quelle che lascerebbero se il libro fosse stato scelto, amato, gustato. Si sa, per scuola ci si sofferma poco sulle sfumature, sul linguaggio, sulla poesia. Si prediligono la comprensione della trama ridotta all’osso, l’inserimento nel contesto storico-sociale e altre amenità da quarta di copertina.
  2. Pur tentando di immedesimarsi nelle intenzioni dell’autore e nel periodo storico (sia quello in cui il libro è stato scritto, sia quello in cui è ambientato) ci sarà sempre un gap di incomunicabilità tra generazioni. Soprattutto quando il lettore è un adolescente alla ricerca di emozioni forti, con la fissa di esplorare il mondo e di vivere tutte le esperienze possibili. Soprattutto quando anche un coetaneo dell’autore al momento della stesura del testo, è anni luce lontano da quella visione del mondo e delle cose perché nel frattempo sono passati 50/100 anni. E 50 anni nel secolo breve sono tanti tanti.
  3. Quindi: la lettura di Manzoni e D’Annunzio, a 16/17 anni, non ha aggiunto niente alle cose che già sapevo della vita, del mondo e di tutto il resto (semicit.), perché le esperienze dei loro personaggi, seppure alla luce delle abitudini dell’epoca, del periodo storico bla bla bla erano banali e infantili, senza nulla togliere all’importanza nella storia della letteratura eccetera eccetera.

Naturalmente oggi sarei un po’ più possibilista. Primo perché maturando, il mondo si riempie di infinite sfumature tra il bianco e il nero adolescenziali; poi perché ogni età, ogni anno di calendario, ogni momento della vita ha il proprio mood e ci sono libri (film, musica, persone, posti) che non piacciono solo perché li hai letti nel periodo sbagliato – quante volte si rilegge un libro e il giudizio si modifica completamente rispetto a quello della prima lettura! – poi ancora, nel tempo, cambiano le aspettative, cambiano i motivi per cui si legge, cambia la coscienza di sé, di ciò che si conosce e di ciò che si vorrebbe apprendere, cambia, spesso, l’oggetto dell’attenzione primaria nell’esperienza lettura.

Ci sono libri che ti tengono sveglia finché non arrivi all’ultima pagina; hanno una trama avvincente, ben costruita, dosano le parole e le informazioni proprio per mantenere viva la curiosità. Poi ci sono pure quelli che ci hanno il finale lofio e buttano al vento tutto il senso del libro proprio nell’ultima pagina.

Ci sono libri in cui i personaggi sono talmente ben delineati che quasi ti sembra di conoscerli.

Ci sono libri scritti bene. In cui la sequenza delle parole è talmente fluida, poetica, ricercata che rileggi interi paragrafi solo per sentirne la musica. (Lo spasimo di Palermo di Vincenzo Consolo è poesia in prosa. Devi solo afferrare il ritmo.)

Ci sono libri che raccontano storie che ti fanno attorcigliare le budella dall’emozione. (Due per tutti: Il coraggio del pettirosso di Maurizio Maggiani e Il dolore perfetto di Ugo Riccarelli).

Poi ci sono i libri banali, quelli brutti (poverini) e quelli che ti chiedi se il mondo non sarebbe un posto migliore senza.

Torniamo ad oggi, libreria dell’Isola Grande: Persona Carina mi confessa che ama molto i libri di un certo personaggio della televisione da poco scopertosi scrittore che incarna gli ideali, le speranze e le frustrazioni della mia generazione e piace proprio perché i suoi lettori si immedesimano nelle sue storie, nei suoi personaggi, nelle aspettative dell’esistenza che racconta.

Ecco.

Io ci ho provato a leggerlo. Giuro. Per pura curiosità scientifica. Per saperne parlare.

Non ce l’ho fatta. E non sono una snob, eh! Per dire, leggo anche le etichette dell’acqua minerale!

Ma a me sentir parlare di storie “comuni”, mi lascia con un senso di… incompiutezza. Io voglio leggere storie straordinarie!

Voglio leggere storie straordinarie? Forse non esattamente. Attanagliata da questo dubbio ho digitato su Google “Cosa mi aspetto da un libro”.

È uscito questo:

Quello che mi aspetto da un libro non è solo che l’autore mi guidi attraverso l’argomento, esponendo tutte le teorie e le tesi attinenti, ma che mi offra le ragioni sue personali, ma ben argomentate, a favore della prospettiva che egli ritiene essere la migliore. Io invece spesso mi ritrovo deluso. Credo che questo stato di cose abbia a che fare con la popolarità del relativismo postmoderno; il concetto che tutte le diverse prospettive abbiano uguale valore. Gli autori non possono più scegliere, probabilmente perché non trovano più una prospettiva preferibile (tanto meno “superiore”) a un’altra. Tutte le ideologie, le vedute politiche e le religioni sono ugualmente vere – e quindi anche ugualmente false. Pertanto l’analisi contemporanea spesso è cinica e non offre alcuna prospettiva di soluzione per i nostri problemi.

Paul Cliteur – La visione laica del mondo
Ed. Nessun Dogma – UAAR

Naturalmente Cliteur parla di saggi e non di romanzi, ma la frase chiave in questo piccolo pezzo è “… ma che mi offra le ragioni sue personali, ma ben argomentate, a favore della prospettiva che egli ritiene essere la migliore“. L’autore si deve sbilanciare, si deve mettere in gioco, deve immaginare ciò che io lettrice non ho la capacità di vedere e me lo deve raccontare facendomelo amare, conoscere, assaporare. Si deve spogliare di sé stesso e diventare storia. Allora avrà tutto il mio amore, il mio rispetto, la mia dedizione nella lettura.

Se mi racconta una vita, normale, banale, quella che vive lui, come tanti, senza alcuno sforzo di immaginazione, non solo non mi piace, ma mi sta pure un po’ antipatico perché suppone che a me possa interessare. Bè, no. Non mi interessa. Preferisco la mia. Quella del mio vicino, che non ha la presunzione di essere più speciale di altri e non la racconta in un libro.

Elenco ragionato dei libri deludenti

Ragionato nel senso che ci ho pensato molto, ma non vi dirò perché (per me) sono stati deludenti. Solo gli ultimi due perché sono libri belli, ben scritti e che vale la pena di leggere, ma (per me) il finale è stato troppo semplice e sbrigativo in confronto allo svolgimento complesso della trama in un caso e con un capitolo di troppo nell’altro. Gli altri appartengono alle letture giovanili, quelle di formazione o presunta tale. Sopravvalutati.

Il piacere – Gabriele D’Annunzio

Siddharta – Herman Hesse

On the road – Jack Kerouac

Il giovane Holden – J.D. Salinger

Premiata ditta sorelle Ficcadenti – Andrea Vitali

La relazione – Andrea Camilleri

_InFrogress

 

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2 pensieri su “Cosa mi aspetto da un libro (con un elenco ragionato dei libri deludenti)

  1. Sono d’accordo con te su “Le sorelle Ficcadenti”. Ero col fiato sospeso, fino all’ultimo, persa in questo intreccio tra passato e presente, un po’ noir…Un po’ esilarante…
    E poi PPPPUFFFFF..E che mi lasci così Vitali? O.o
    Altro trauma grossissimo, “Mille anni che sto qui” di Mariolina Venezia. Ma dai, Mariolina, che ti è successo alla fine del libro? Sembra di precipitare in un limbo delirante 😦

  2. A me è sembrato proprio sbrigativo, come se dovesse chiudere in fretta entro un certo numero di pagine e TAAAC spara la soluzione più stupida, banale e deludente tra le milioni di soluzioni possibili.
    Peccato…

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