Piccole considerazioni passate

Stromboli
Due orizzonti, tre solitudini, due guardiani.

Stromboli 18.08.14 – Terrazza del Pardes

E se “cogli l’attimo”, per una vita che non necessita di forti emozioni fosse “Fissa l’attimo”?

Con qualche mezzo (foto/audio/video) o è meglio solo nella propria testa? Fallibile, scremante, inaffidabile.

Ma il mezzo non coglie mai l’esatta sensazione di chi la prova. Ne può suscitare (altre) in chi lo ri-vede, ma non è la stessa cosa.

Forse per trasmettere sensazioni/impressioni non bisogna provarle. Non quelle. O almeno non bisogna avere la pretesa di voler comunicare le proprie.

Scrivevo questa cosa in uno stato di grazia. In una delle mie isole preferite ragionando sul fatto che è impossibile comunicare all’esterno (per quanta empatia ci possa essere tra persone) le sensazioni esatte che una situazione trasmette. In quel caso mi trovavo in un piccolo locale ricavato da una antica casa strombolana, nella terrazza semplice e raccolta, circondata da un giardino dalle fioriture multicolori. Il brusio sommesso delle poche discrete persone intorno, la musica dal vivo – non del mio genere preferito, ma perfetta per quel momento – i piedi scalzi, l’atmosfera rilassata, la luce di quell’ora magica in cui escono i maggiolini, l’ora dell’Anoxia, di cui avevo scritto a Lipari, anni prima

All’ora dell’Anoxia

Il cielo è grigio o azzurro o rosa. Si accendono le luci sulla costa. Lo spicchio di luna brilla come la prima stella. Arriva l’ultima nave prima che sia il giorno dopo. C’è silenzio nelle strade e si sentono distinte le voci nelle case.

ma era un’altra storia. E poi Iddu, Lui. Il Vulcano. Madre e padre, fratello e confidente severo, genius loci ospite di vite altre che se non lo rispettano soccombono alla sua presenza, voltano le spalle per non tornare più. Per me, invece, è una presenza rassicurante e protettiva, garanzia di essere circondata solo da persone che lui ha “ammesso” alla sua presenza. Simili a me, in qualche modo.

Qualche ora dopo, nel buio dello stesso giardino colmo di tavolini e candele e gente rilassata nell’ascolto della musica, come in una scena di un thriller, brevi rumori dissonanti hanno attirato la mia attenzione in punti diversi dello spazio intorno in rapida sequenza:

il fruscio di neve ghiacciata di un tovagliolo di carta
una forchetta tintinnante e argentina sul pavimento di pietra
il piccolo crack solido di un vecchio telefonino
il rimbalzo gommoso e fluido di una mezza gassata
spigoli di carta e pieghe delle pagine di un menù

come un presagio di qualcosa di imminente. E quando sei seduto sotto ad un Vulcano lo sguardo sale a controllare quello sbuffo di fumo.

Placidamente immutato.

E il cuore sorride.

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