La nave di notte

la nave di notte

Aspettando la nave di notte il mondo intorno è fermo congelato nei gesti illuminati dai fari del porto.

Camion vuoti, scheletri o bare con il loro carico.

Il rumore impetuoso dell’onda che si infrange sulla banchina sollevando spruzzi salati. Il ronzio rassicurante dei generatori e le luci della nave che dorme a ventre spalancato quasi ad invogliarti a ritornare nell’utero, caldo, fluido, accogliente che dopo ore di buio ti partorisce ancora in una nuova vita, in un nuovo posto, in un nuovo porto.

E poi le luci all’orizzonte, la bocca che si spalanca e uno dopo l’altro come accordi in sinfonia, i motori che si accendono, si scaldano quasi sulla linea di partenza della gara.

Ma non è uno gara. È uno sbadiglio, un intermezzo di veglia prima del prossimo sonno nella culla della nave che arranca e annaca e dondola e rolla e poi beccheggia o boccheggia tra le onde, altalena, braccia di balia, ninna…nanna…ninna…nanna…

_inFrogress

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