N come Nonni

Nonni
Via @notmynonni

Ancora al Giardino. Da sola.

Sembra proprio che questo posto sia di grande ispirazione nonostante l’assenza del mare. Sarà la mancanza di luce artificiale che mi consente di non avere distrazioni, sarà la prospettiva privilegiata da osservatore non osservato. Come dalla finestra del “camerino” a casa dei nonni.

C’era questa stanza nella casa dei nonni, piccola, in fondo al corridoio. Si chiamava “Il camerino” e assolveva tutte le funzioni domestiche più private. Da piccola sala da pranzo per quando eravamo in tre – io e loro –  a studio, dove nonno leggeva il giornale dalla prima all’ultima delle sua 64 pagine o dove nonna cuciva o completava con metodo le parole incrociate.

Teneva tutto il necessario nel primo cassetto della macchina per cucire: la Settimana enigmistica, la matita e una gigantesca gomma da cancellare che noi nipoti amavamo trafiggere con le matite appuntite. Sopra una mensola troneggiavano i volumi dell’enciclopedia che nei casi estremi di definizioni impossibili da risolvere venivano consultati con una certa dose di vergogna e un senso quasi di fallimento.

Nonna aveva un modo affascinante di scrivere la N: tracciava per prima la stanghetta a sinistra. Bella, decisa, dritta, perfettamente parallela al bordo della casella. Poi dall’estremità superiore partiva con un mezzo archetto acuto che, in basso, si ripiegava in un ricciolo tangente il bordo inferiore della casella per poi svettare fiero in uno svolazzo vezzoso e disubbidiente che invadeva la casella vicina.

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Il giardino segreto

Il giardino di Lipari
Il giardino di Lipari

C’è un posto a Lipari. Finalmente.

C’è un posto che non c’era e di cui si sentiva la mancanza.

Un posto senza terrazza e senza mare. Un posto senza passaggio. Un posto chiuso da muri.

Un posto che va cercato e meritato. Si chiama Il Giardino di Lipari ed è un posto dove mi sento a casa.

Ora sono qui, nella notte di Ferragosto e trovo la pace, la serenità, lo spazio e la libertà di stare sdraiata su un cuscinone a scrivere. Accanto un mojito, un secchio di mais tostato, buona musica soft e nessuno che urla, disturba, si mette in mostra, giudica.

Un’oasi. Parola banale, ma concetto affatto scontato nell’Agosto dell’Isola. Agosto, per la verità, già abbondantemente consumato senza che mi abbia sfiorato particolarmente anche grazie all’esistenza di questa perla di “Giardino degli Aranci”, fratelli dei miei Aranci, antichi custodi delle segrete rovine della città greca che sotto questa terra e sotto questo cuscino silenziosamente riposa, testimone discreta dei successivi eventi che hanno segnato le sorti di questo fazzoletto di luce nell’affastellamento urbanistico moderno.

Mi trovo in una delle tre superstiti aree verdi all’interno dell’attuale perimetro urbano. Area che viene ancora ricordata come “Il giardino dei Carabinieri” ad imperitura memoria – tramandata anche dal padre dell’archeologia eoliana Luigi Bernabò Brea, a cui oggi è dedicato il Museo di Lipari, nei resoconti di scavo – di una delle ultime funzioni assolte dalla palazzina semidiroccata che qui su questo verde affaccia.

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La casa gialla

La casa gialla
La casa gialla

La casa gialla non è sempre stata gialla.

Prima era bianca con i rifasci azzurri. Faceva molto stile mediterraneo, ma non apparteneva a questo luogo.

Prima ancora era di pietra ed aveva una terrazza che guardava all’alba.

Era la casa del contadino che si occupava del vigneto di Corinto nero che veniva coltivato per farne passolina. Uva passa. C’è ancora il fornetto che serviva per l’essiccazione degli acini. Uno dei pochi sull’Isola rimasto praticamente integro. Io l’ho trasformato in una vasca di piante grasse e poesia.

La vigna e la terrazza invece non ci sono più. Sono rimaste sepolte dalla modernità di una striscia di asfalto che doveva rendere più accessibili le aree agricole del sud dell’Isola e che invece le ha trasformate in esotiche zone residenziali per turisti residenti. Quelli che hanno la casa, ci vengono a giugno e a settembre, ad agosto la affittano e il resto dell’anno la dimenticano.

Anche la casa gialla, prima di essere gialla, approfittando della moderna comodità dell’asfalto ha ospitato i turisti stagionali per molti anni. Una piccola terrazza laterale affacciata sul giardino ormai inselvatichito li accoglieva per le loro cene estive. Il grande Olivo, genius loci anziano e saggio li proteggeva dal sole cocente dei pomeriggi agostani.

Poi è diventata casa. La nostra casa. Amata tutto l’anno.

Il giardino è stato di nuovo curato, arricchito, colorato. L’Olivo, che è più grande della casa stessa ne fa parte strettamente, accogliendo fra i suoi rami amache, poltrone, lanterne e le canne per stendere i panni. Anche la vigna ci ha sorpresi restituendoci un piede di vite, uno solo, che sembrava morto e che invece con la cura e con l’amore, con la luce e la buona terra grassa nutrita dal compost che ci facciamo in casa con gli scarti vegetali della cucina e del giardino stesso, ha ripreso vigore e ci regala ogni anno qualche bel grappolo dolce settembrino.

Lenzuola rosse

Ma alla nostra felicità mancava qualcosa.

Mancava di renderla nuovamente una casa rurale, una casa che appartiene a questo posto. Mancava il colore dello zolfo e della pietra di Monterosa. Mancava il fuoco. Mancava il contatto tra la terra e la casa.

Oggi tutto questo c’è. La casa gialla è gialla, luminosa, allegra e brillante. Ha una terrazza grande che è un tutt’uno col giardino e con l’Olivo. Una stanza all’aperto. Come un nido. La stanza dell’Olivo. Ma soprattutto la stanza del forno.

Abbiamo meditato a lungo e alla fine ci siamo decisi ad ampliare ulteriormente la famiglia facendoci costruire un forno a legna tradizionale in pietra. E appena è nato il forno, la sensazione che ci fosse sempre stato dominava su tutto. È una presenza forte, antica e saggia come l’Olivo e in più è anche bello. Come una scultura.

La casa gialla in Frogress
1. La casa gialla come disegnata da Giuseppe Lo Cascio nel libro “Sull’architettura delle Isole Eolie”
2. La casa gialla quando era bianca
3. Il forno della casa gialla che pare una scultura di Gaudì
4. La casa gialla in tutto il suo solare splendore

Passare l’estate tra questi due elementi, il forno e l’Olivo, seduti al tavolo a scrivere, lavorare, leggere, oziare carezzati dalla luce che vibra tra le foglie e dalla brezza che rende il caldo decisamente più sopportabile ci restituisce la dimensione spaziale, temporale, storica e poetica di questo Scoglio, che separatamente abbiamo scelto come rifugio e che fa da sfondo alla nostra vita insieme, ma che con il suo carico di bellezza e di energia è il vero protagonista della storia delle nostre vite.

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Nubi agostane, cieli isolani
Nubi agostane, cieli isolani

This place is going to be something else.

Still don’t know exactly what, but probably a diary where I’ll publish (in italian) images, words, smells, things and stuff about me, my (Aeolian and other real and imagined) Islands, my different works and jobs (paid and not), friends, pets, inspirations and blablas…

All this, just to tell you to feel free to unfollow me if you don’t care about all this stuff.

Kisses.

_in Frogress